Editoriale – Le nostre “fissazioni” senza cui l’Italia muore

Gente volgare noialtri, scriveva Pirandello. Così noi saremo anche volgari e fissati, ma abbiamo il vizio della democrazia.

Democrazia.  La decadenza di Berlusconi stabilita applicando con valore retroattivo una legge confusa, dopo una sentenza palesemente sbagliata e inquinata da pregiudizi, è una ferita mortale al cuore pulsante della vita comune. Tutto scorre invece come se il capitolo fosse chiuso, liquidato, impacchettato. Noi non ci stiamo. Ma a non starci dovrebbe essere la coscienza di chiunque ami la democrazia, la libera espressione del popolo e la sua sovranità.

Per questo la calendarizzazione della Giunta al Senato dove si discuterà della relazione del presidente Stefàno non è un evento di routine. Saremo degli illusi ma ci aspettiamo sempre un soprassalto di dignità anche da parte di chi è ostile personalmente e politicamente a Silvio Berlusconi, ma ci tiene all’essenza della democrazia e al dovere di tutelare il diritto di un individuo. Conviene anche a loro, se danno retta al monito evangelico: chi di spada ferisce eccetera.

Dunque noi non diamo per acquisito niente. E già che ci siamo, prendano nota coloro che ci danno per buoni, calmi, ammansiti: guai a pensare che un popolo di dieci milioni di cittadini accetterà la decapitazione del proprio leader bevendo collettivamente non la cicuta come Socrate, ma neanche un calmante.

Giustizia. La riforma della giustizia è per noi costitutiva delle larghe intese. Senza  non ci stiamo. I nostri ministri sono al governo per essere “il motore” di questa riforma (parola di Alfano). Perché occuparsi di crisi economica lasciando perdere la giustizia, e come accostarsi a un malato grave curando l’infarto cardiaco e lasciando correre sul tumore al sangue. Quello muore. Dicono quelli colti: approccio olistico. Cioè curare il malato, guardare il tutto, l’Italia è un organismo, un corpo vitale, non una macchina. Un governo deve guardare in faccia l’Italia, rispondere a delle persone, non per settori, come i meccanici dei robot. E dunque: democrazia, giustizia.

E qui c’è il capitolo amnistia e indulto. Incredibile anzi credibilissima purtroppo il pensiero unico che attraversa quasi tutta la sinistra e il grillismo. L’ingrediente della legge che dovrà fissare il provvedimento di clemenza deve essere ritagliato in modo tale da far del male a Berlusconi, trattandolo come non-italiano, quasi non fosse un cittadino di questo Paese (ma lo è, se no perché gli hanno ritirato il passaporto? – che vergogna…). L’amnistia è per sua natura come la pioggia, in questo è diversa dalla grazia individuale. Si vuol trasformare questo atto, che deve elaborare il Parlamento, in un provvedimento di dis-grazia individuale, capovolgendo il senso delle parole e il diritto.

L’amnistia del 1990 fu invece esattamente pensata come una clemenza rossa ad partitum (comunista). Una faccenda infame, che eliminò dai processi i compagni, per lasciare libero campo alla scopa di ferro delle toghe rosse in azione contro i partiti democratici e occidentale. Noi continuiamo nel far memoria di tutto questa truffa.

Economia-sviluppo. Qui registriamo un successo. Il ministro Zanonato conferma: l’Imu non si tocca, quello che è stato fatto per eliminare l’Imu dalla prima casa, è confermatissimo. Altri nostri successi, e non piccoli, sono state le regole imposte a Equitalia e le deleghe fiscali, oltre che i primi consistenti pagamenti alle aziende da parte della Pubblica Amministrazione. Tutto in funzione di un’uscita dalle linee di rigore cieco in vista di una politica economica di sviluppo. Occorrono passi decisi in questa direzione, non manovrine e manovrette, ma riforme serie, impostate sul taglia-e-vendi. Qui ci sono le nostre proposte per la Legge di Stabilità.

Ottimo risultato ha ottenuto il ministro Lupi, salvando Alitalia senza che siano i cittadini a mettere mano alle loro tasche.

Tutto questo, però, diventa poca cosa se si inceppa il cuore della democrazia. Memento decadenza. Lo diciamo in rima. La retroattività è una bestialità.

 

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